Mad Men (e finalmente ce l’ho fatta a vedere gli ultimi episodi)

Ci ho messo tanto, lo so.

Ma prima è stato difficile trovar le puntate della 7 stagione, poi sono rimasta indietro e poi è stato praticamente impossibile riuscire a recuperare le ultime tre puntate.

Fino a che Sky Box Sets non mi ha salvato, inserendo Mad Men tra le sue serie complete.

Quindi, via al mega recuperone. Tre ore, tre puntate.

Le lacrime a fiumi. E la consapevolezza che la serie di Mad Men è finita esattamente nel momento in cui doveva farlo, probabilmente in uno dei pochissimi modi in cui era normale finisse.

Molto spesso le serie vengono trascinate per tempi lunghissimi, brodi che si allungano perché finché fanno ascolti e vendono è meglio tenerle in onda. Quindi ci sono stagioni che oscillano, che toccano picchi di perfezione ma anche di squallore poco immaginabili.

Per Mad Men non è stato così. È stata una serie a un livello sempre alto, nonostante non si possa dire lo stesso di Don Draper.

Mad Men è la storia della sua ascesa, e in parte della sua caduta, la parabola discendente di un uomo che cerca di adattarsi ai cambiamenti del tempo. Un tempo che cambia molto velocemente visto che la serie attraversa di volata la fine degli anni ’50, gli anni ’60 e si affaccia agli anni ’70, critica, cinica e poco patinata. Nonostante si occupi di pubblicità.

Ma è anche la storia di una miriade di personaggi, meno soggetti alla parabola discendente, o addirittura protagonisti di un’ascesa personale non da poco.

Chi sostituirà Don Draper nel mio cuoricino? Chi prenderà il posto di Joan? E come farò a pensare di superare l’idea di una come Peggy?

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TV series like Candies.

O per meglio dire, riflessioni post Emmy. 

Una cosa che mi è venuta in mente guardando serie tv come fossero caramelle: ogni tipo di serie tv ha bisogno di un modo diverso di essere guardata e giudicata.

E grazie direte voi, non si può mica paragonare un drama a una comedy.

Sì, ovviamente. Ma anche nel modo in cui ci si avvicina a una serie tv bisogna fare attenzione.

Mi spiego: iniziare a guardare una comedy vuol dire “ok, ora guardo questa puntata (magari non il pilot perché non sempre è affidabilissimo) e se mi piace vado avanti.

Quando ci si avvicina a un drama, invece, una puntata non basta. A volte serve almeno metà serie, o tutta una serie, per poter capire se è nelle nostre corde.

Se poi prendiamo in considerazione il fatto che, guardare una comedy può essere un piacevole passatempo di qualche ora (se si può), mentre guardare un drama richiede un tempo di acquisizione di ciò che si è guardato, vien fuori che fare un drama, degno di tale nome, non è per niente facile.

Inoltre, la struttura di un drama non ti permette di perdere una sola puntata, o di guardare una puntata meno che concentrata. Con il risultato di essere un bell’impegno.

Emotivamente e intellettualmente. Succede con Il Trono di Spade, che ha dalla sua il fatto di essere un fantasy, succede con Mad Men, che rende difficile gestire i diversi livelli di lettura e di comprensione, se guardato in maniera approssimativa.

Ed è ancora diverso il modo di avvicinarsi ai crime: se i comedy permettono di distrarsi dalla vita di tutti i giorni, e i drama ti portano a una conoscenza diversa di quelli che sono i drammi psicologici a cui siamo sottoposti, i crime scavano nel profondo della crudeltà e perversione umana, facendoti per un attimo immaginare che anche in fondo alla tua strada può esserci un serial killer, che anche nel tuo stesso palazzo potrebbe esserci qualcuno di molto arrabbiato pronto a tutto per “farsela passare”.

E allora a che serve un horror, quando tra drama e crime abbiamo abbastanza materiale da non dormire la notte?