#piccolecosebelle

Il sole di primavera che si riflette sulla porta della cucina.

Una lavagnetta di messaggi carini.

Star sul balcone e sentire i vicini uscire da casa:
“Andiamo a scuola col camion.”
(voce di microbimbo) “Sì, dove sta?”
“A sinistra.”
(voce di microbimbo perplesso) “Sinistra…”
Quanto ti capisco microbimbo!

Un mazzo di ranuncoli che sboccia in un vaso.

Scegliere un pastello in una scatola piena di colori.

Scrivere con una penna a forma di fiore.

 

Stamattina mi sono alzata un po’ così. A metà tra una malinconia logorante e una serenità disarmante. Tengo a bada la tristezza sognando di vivere in un mondo diverso, a volte fa bene, a volte meno. Come due facce della stessa medaglia. 

Peccato che quella medaglia sia io. 

Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi. [Cesare Pavese]

Ci sono malattie che ti lasciano il tempo di affrontarle.

Ci sono malattie che il tempo lo rosicchiano come la ruggine fa col ferro.

Altre invece, ti tolgono pian piano ogni speranza, ogni ricordo. E ti lasciano solo la tenerezza di uno sguardo.

Lo sguardo di chi ti ha cresciuto, di chi ti ha insegnato ad andare in bicicletta senza rotelle, di chi c’è sempre stato.

Uno sguardo da bambino. Indifeso e fiducioso.

Uno sguardo che ne fa tornare alla mente un altro, che hai solo potuto guardare da lontano, a volte solo attraverso un pc.

C’è il tempo, che nessuno ti potrà mai restituire, in cui quello sguardo pian piano si spegneva.

Ci sarà il tempo in cui anche quello sguardo diventerà un ricordo.

E non so affatto se sono pronta ad affrontarlo come tale.

I ricordi che affiorano da quello sguardo perso raccontano di notti insonni, di sogni di bambino infranti, di libri e speranze. Come nei romanzi che leggo, come nelle storie che mi piacciono, passati che si legano al presente, e che fuggono via in battiti di ciglia veloci.

Storie che negli anni si sono accumulate, raccontate, mai cambiate, forse soltanto arricchite da una memoria che iniziava a mancare, a non incoraggiare più.