Libri, libri, libri.

Leggo da che ho memoria.

Ho imparato presto, incuriosita dalle parole sui fogli bianchi.

E per molto tempo sono stata convinta che l’unico modo di leggere fosse quello su carta, i libri, quelli “veri”, tutto il resto era solo finta, solo moda.

Finché non ho ricevuto il mio primo kindle in regalo. Con diffidenza, ma curiosa come Alice, mi ci sono avvicinata. Neanche ricordo il primo libro che ci ho letto su, ma da allora ho capito che non esiste differenza tra supporti cartacei o meno. Che le parole e i libri hanno lo stesso fascino (o fanno lo stesso schifo).

Ho perso il conto di quanti libri ho letto su kindle e quanti cartacei, quasi non noto più la differenza.

La nota la mia borsa, in effetti, che smette di essere un macigno, e le sue cuciture che smettono di soffrire.

Il passo successivo, l’audiolibro, sarebbe stato facile, ma anche quello era completamente fuori dal mio raggio di attenzione.

Fino a che non ci è entrato a forza. Trascinato da quello che per me funziona come un richiamo irresistibile. Harry Potter. E allora se la Salani pubblica La Pietra Filosofale letto da Francesco Pannofino, diventa qualcosa di magnetico.

Ho scaricato la app Audible, scaricato il mio primo libro e iniziato ad ascoltare.

Ed è una sensazione strana ascoltare qualcuno che ti legge un libro che tu conosci così bene da anticipare interi capitoli.

Ma è una sensazione altrettanto strana riuscire a capire piccole sfumature, afferrare dei piccoli particolari a cui non avevi mai fatto caso nelle 30 volte in cui hai riletto il libro.

E dopo le 19 ore dedicate a Harry Potter, ne ho passate altre 29 su Il mondo di Sofia, un’altra su L’occhio del Lupo, e sto cercando di ascoltare tutto il libro Ascolta il tuo cuore.

L’audiolibro è divertente, da ascoltare in macchina, mentre guidi, mentre sei in mezzo alla gente, è strano trovarsi in un altro mondo, come se stessi leggendo, mentre in realtà fai altro.

Peccato che la scelta di audiolibri italiani sia così limitata. E che non tutti i lettori abbiano la stessa capacità di coinvolgerti.

Non rinnoverò l’abbonamento ad Audible dopo questo mese di prova. Ma mi riservo il diritto di poterlo riattivare quando finalmente ne varrà la pena.

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Consigli. [di Guido Catalano]

Sii gentile
Esagera pure in gentilezza
La gentilezza è gratis
Bacia
Bacia il più possibile
Se non trovi da baciare abbraccia
Se non trovi da abbracciare sorridi
Prima o poi un abbraccio arriva
Se non arriva chiamami
Carezza
Chiedi aiuto
Mangia molta verdura
Sii pure timido
Continua ad essere gentile
Non porgere l’altra guancia se non per una carezza o un bacio
Esigi affetto
Esigi gentilezza
Urla il meno possibile
Mangia molta frutta possibilmente lontano dai pasti
Cammina
Parla pure da solo
Se puoi ridi
Se riesci fai ridere
Leggi tanto
Scrivi
Spegni il cellulare a tavola
Spegni il cellulare a teatro, al cinema, a letto

Impara ad ascoltare
Esagera con l’ascolto
Ascoltare è gratis
Sappi chiedere scusa
Fatti sempre un mazzo di chiavi di riserva
Osserva i bambini giocare
Usa la bicicletta
Regala fiori
Impara a cucinare
Perdona una volta
Perdona due volte
Alla terza fai un inchino, fai la riverenza e togli il disturbo
Ascolta un sacco di musica
Fai l’amore
Fai l’amore il più possibile
Se non hai nessuno con cui far l’amore masturbati
Masturbarsi è gratis
Allacciati le cinture
Usa preservativi di qualità
Dormi abbracciato a qualcuno
Se non hai nessuno con cui dormire abbracciato, usa il cuscino
Se non hai un cuscino chiamami
Abbi cura degli amici
Alcuni di questi consigli li hai già sentiti
Ma ripetere aiuta
Idratati
Non ti prendere troppo sul serio
Impara uno strumento musicale
Anche se non è il violino, va bene
Procurati un gatto
Innamòrati

Disinnamòrati

Rinnamòrati
Se non riesci ad innamorarti, siediti, accenditi una sigaretta e aspetta
Se non fumi, spegnila subito
Autocìtati
È gratis
Perdi tempo
Ritrovalo
Non esagerare col sale
Impara ad usare le mani
Tollera
Fai colazione
Comprati un trullo (scherzo)
Ho finito.

Luce d’estate, ed è subito notte

Certe volte il domani sembra così lontano che quattromila anni non sono niente al confronto, certe volte il domani non arriva mai.

Ci sono libri che scavano dentro, ci sono libri che leggeri si posano sulla tua vita, ci sono libri che si legano inevitabilmente a quello che stai vivendo, al tempo che ti passa addosso.

Luce d’estate, ed è subito notte è uno di questi. E non lo è.

Fa parte di quei libri che Amazon ti mette quasi per caso in Offerta Lampo, di quei libri di cui osservi la copertina, a colori, in bianco e nero, e poi clicchi su Acquista.

Fa parte di quei libri delicati, che quasi non fanno rumore, che non raccontano nulla di speciale, ma allo stesso tempo lo raccontano in modo stupendo e meraviglioso.

Stefánsson racconta di spazi immensi, di luci, di buio, di persone comuni che ben poco hanno di ordinario. Di vite, quasi ininfluenti nello scorrere del tempo, ma preziose e particolari. Uniche, come tutte le vite. Difficili, come quella di ognuno. Imprevedibili, come i mille casi e le mille possibilità che ci si trova di fronte.

Il mondo è pieno di sogni che non si avverano, svaniscono e si depositano come rugiada nel cielo e si trasformano in stelle nella notte.

Tanto è ormai palese la mia difficoltà con gli autori sudamericani, tanto è prepotente la mia affinità con l’Islanda e questo mondo rarefatto.

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“A volte nei posti piccoli la vita diventa più grande”, a volte la lontananza dal rumore del mondo ci apre al richiamo del cuore, dei sensi, dei sogni. È questo intenso sentire a erompere dalla vita di un paesino di quattrocento anime della campagna islandese, dove la luce infinita dell’estate fa venir voglia di scoperchiare le case e la notte eterna dell’inverno accende la magia delle stelle. Un microcosmo che è come una lente di ingrandimento sull’eterna partita tra i desideri umani e le trame del destino, tra i limiti della realtà e le ali dell’immaginazione. Il direttore del Maglificio che per decifrare la frase di un sogno si immerge nel latino e nell’astronomia fino ad abbandonare tutto per i segreti dell’universo, la postina avida di vita che legge ogni lettera per poi rendere pubblici i più piccanti affari privati dei compaesani, l’avvocato che crede che il mondo si regga sul calcolo ma poi scopre che non può contare i pesci nel mare né le sue lacrime. Ogni sentiero dell’animo umano sembra trovare spazio in un caleidoscopio di storie che abbraccia le pulsioni più torbide e i sentimenti più puri, il palpito dell’unica estate vissuta dagli agnelli prima di finire al macello e il brivido di un rudere che risveglia i fantasmi, o il bisogno di mistero che è nell’uomo. Combinando l’incanto della poesia e un umorismo implacabile ma pieno di tenerezza per le debolezze umane, Stefánsson cerca una risposta alla domanda “Perché viviamo?” e la insegue immergendoci nel fiume in piena della vita. Ogni storia è un mondo sospeso tra la terra e il cielo, come un mito universale, una parabola dell’esistenza, ogni pagina è una rivelazione che ci tocca nel profondo e ci stupisce, ci fa ridere, piangere, arrossire, sognare. 

 

Titolo: Luce d’estate, ed è subito notte

Autore: Jón Kalman Stefánsson

Traduttore: Silvia Cosimini

Edizione: Iperborea, Kindle Edition, 2013

 

 

 

 

 

La bambina e il sognatore

Sì, lo so. È una vita che non scrivo qualcosa, e sono ancora piuttosto indecisa di riuscire a finire di scrivere questo.

Non sono stata in sciopero con le letture, sono stata un po’ lenta, è stato difficile trovare un libro adatto a me, qualcosa che toccasse le corde giuste in un momento in cui mi mancava il tempo di farlo.

Fino ad arrivare a Malvaldi, che ha dato una bella scossa alla mia libreria (e al portafoglio, ma lasciamo stare).

Poi finalmente, dopo averlo comprato mesi fa in un’offerta lampo, ho deciso di leggere La bambina e il sognatore, di quella che posso definire la mia scrittrice preferita, Dacia Maraini.

E non mi ha deluso neanche stavolta, letta e divorata in 2 giorni.

Una donna che sa parlare di donne e per le donne, che in questo libro decide di raccontare un tema un po’ ostico e difficile, come quello della violenza, di genere soprattutto, ma concentrandosi sulla violenza sulle bambine. Ma lo fa da un punto di vista nuovo, quello di un uomo, un maestro delle elementari che tratta i suoi piccoli studenti come adulti, affronta con loro temi difficili e a volte pericolosi per le proteste che suscita nei genitori.

E questa è la prima novità che mi ha destabilizzato, salvo accorgermi che, forse, solo un uomo, il sognatore del titolo, avrebbe potuto affrontare un tema così difficile con questa leggerezza d’animo (la leggerezza di Calvino, non la superficialità).

La seconda novità è che, la Maraini, di solito pragmatica, in questo libro si lascia andare a qualcosa di “soprannaturale”, a tutta una serie di coincidenze che vengono svelate pian piano ma  mai chiarite. Come a dire che solo chi crede veramente nei sogni può trovare il modo per affrontare la realtà. Una realtà cruda, a tratti fosca, ma che lascia spazio a un lieto fine “inaspettato”.

O almeno, io non mi aspettavo la conclusione. Forse troppo assuefatta dalla cronaca nera che ti investe, tuo malgrado.

È una Maraini diversa, ma non per questo meno bella.

E in un certo senso, è lei che mi fa tornare sempre a casa.

4 stelle. Per la leggerezza Calviniana nel non farmi inorridire per tutto ciò che succede, che può succedere e non viene fermato.

27791361Ci sono sogni capaci di metterci a nudo. Sono schegge impazzite, che ci svelano una realtà a cui è impossibile sottrarsi. Lo capisce appena apre gli occhi, il maestro Nani Sapienza: la bambina che lo ha visitato nel sonno non gli è apparsa per caso. Camminava nella nebbia con un’andatura da papera, come la sua Martina. Poi si è girata a mostrargli il viso ed è svanita, un cappottino rosso inghiottito da un vortice di uccelli bianchi. Ma non era, ne è certo, sua figlia, portata via anni prima da una malattia crudele e oggi ferita ancora viva sulla sua pelle di padre. E quando quella mattina la radio annuncia la scomparsa della piccola Lucia, uscita di casa con un cappotto rosso e mai più rientrata, Nani si convince di aver visto in sogno proprio lei. Le coincidenze non esistono, e in un attimo si fanno prova, indizio. È così che Nani contagia l’intera cittadina di S., immobile provincia italiana, con la sua ossessione per Lucia. E per primi i suoi alunni, una quarta elementare mai sazia dei racconti meravigliosi del maestro: è con la seduzione delle storie, motore del suo insegnamento, che accende la fantasia dei ragazzi e li porta a ragionare come e meglio dei grandi. Perché Nani sa essere insieme maestro e padre, e la ricerca di Lucia diventa presto una ricerca di sé, che lo costringerà a ridisegnare i confini di un passato incapace di lasciarsi dimenticare. Con questo romanzo potente, illuminato per la prima volta da un’intensa voce maschile, Dacia Maraini ci guida al cuore di una paternità negata, scoprendo i chiaroscuri di un sentimento che non ha mai smesso di essere una terra selvaggia e inesplorata.

 

Titolo: La bambina e il sognatore

Autore: Dacia Maraini

Edizione: Rizzoli, Kindle Edition, 2015 

 

 

#piccolecosebelle

Il sole di primavera che si riflette sulla porta della cucina.

Una lavagnetta di messaggi carini.

Star sul balcone e sentire i vicini uscire da casa:
“Andiamo a scuola col camion.”
(voce di microbimbo) “Sì, dove sta?”
“A sinistra.”
(voce di microbimbo perplesso) “Sinistra…”
Quanto ti capisco microbimbo!

Un mazzo di ranuncoli che sboccia in un vaso.

Scegliere un pastello in una scatola piena di colori.

Scrivere con una penna a forma di fiore.

 

Stamattina mi sono alzata un po’ così. A metà tra una malinconia logorante e una serenità disarmante. Tengo a bada la tristezza sognando di vivere in un mondo diverso, a volte fa bene, a volte meno. Come due facce della stessa medaglia. 

Peccato che quella medaglia sia io. 

Il terrazzino dei gerani timidi [Anna Marchesini]

Sono cresciuta col Trio, quando hanno preso strade separate per me erano comunque circondati da quell’aura sacra che hanno gli “eroi” per i bambini.

Così, quando ho scoperto che Anna Marchesini scriveva, ho inserito i suoi libri in wish-list, senza aver mai il coraggio di comprarli veramente. Un po’ per la paura di rimanere delusa, un po’ per non togliere quell’aura a una donna che col tempo avevo imparato ad apprezzare sempre di più.

Fino a che, con la sua scomparsa dell’anno scorso si è, in un certo modo, fatto urgente il bisogno di scoprirla un po’ di più, come scrittrice, ché quando si scrive viene fuori ogni cosa di se stessi, senza neanche accorgersene.

In “Il terrazzino dei gerani timidi” ho trovato una donna introspettiva, riservata, malinconica ma determinata.

Ed è questa la cosa che ho apprezzato di più: la capacità di raccontare un’infanzia, un modo di essere, un’epoca in cui alle bambine non era dato di essere altro che bambine, piccole donne fragili, spaventate da nulla, prede di attacchi nervosi.

Il terrazzino dei gerani timidi è la storia di una maturazione, che maturazione non è, è la presa di consapevolezza di se stessi e del cambiamento, è il prendere coscienza che anche quei gerani pallidini, che crescono e fioriscono su quel balcone, hanno il loro posto e la loro funzione nel mondo.

Anna Marchesini ha un modo molto particolare di scrivere, uno stile quasi parlato con vocaboli ricercatissimi e altri probabilmente inesistenti o adattati all’uso. In alcuni punti ricorda Joyce e il suo flusso di coscienza, anche se poi l’impressione è più che stia raccontando qualcosa tutto d’un fiato, per poi accorgersene e ricominciare da capo.

Probabilmente è un giudizio di parte, per l’affetto che ho per la scrittrice, ma ho trovato il libro piacevole, bello da leggere, permeato di quella malinconia dolcissima che solo alcune persone sanno raccontare. A tratti poco scorrevole, in un certo senso rimane incompleto nella sua struttura, e ciò, forse, lo rende debole in alcuni punti.

Ho ancora Moscerine e Di mercoledì da leggere, ma credo aspetteranno ancora, poi sarà veramente un addio.

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“Hai mai veduto all’alba, sulla riva del mare, quella fila di piccole impronte, lasciate sulla sabbia da qualche uccello che, approfittando del silenzio e della solitudine, ha passeggiato indisturbato, padrone assoluto della spiaggia? Voilà come sono i sogni, il sogno è come quell’orma che l’uccello imprime sulla sabbia, appena sulla riva si infrange un’onda, le orme vengono spazzate via, scompaiono tutte nel tempo di un’alba.” “No, per me invece, il sogno non è l’orma, il sogno è quell’uccello.”

Titolo: Il terrazzino dei gerani timidi

Autore: Anna Marchesini

Edizione: BUR Rizzoli, 2011 Paperback

 

 

 

Breve storia di un libro per caso. [Le Vie dei Canti – Bruce Chatwin]

Capita di entrare in una libreria, trovare un’offerta sugli Adelphi e cominciare a girellare, senza neanche un titolo in testa.

E capita di trovare un libro con una copertina arancione acceso, dal titolo poco chiaro (e grazie, non sapevo neanche che fossero) “Le Vie dei Canti”, e di andare verso la cassa quasi per sbaglio, attirati soprattutto dalla quarta di copertina, perché gli uomini invece di star fermi se ne vanno da un posto all’altro?

È così che scopri che le Vie dei Canti si trovano in Australia, e che sono le strade percorse dagli Aborigeni fin dalla notte dei tempi, e che questo libro parla di viaggi, sì, ma soprattutto parla dell’istinto che spinge i popoli nomadi a spostarsi in continuazione.

Ma a un certo punto ci si accorge che parla anche di tutto quello che popoli diversi tra loro, lontani nel tempo e nello spazio, hanno in comune. Senza parlare la stessa lingua, senza mai essersi incontrati.

Quindi, ho ormai capito (ma non che ce ne fosse granché bisogno) che quando un libro mi sorride da uno scaffale e fa di tutto per essere notato lo prendo e lo leggo. Perché se lo fa, c’è sempre un motivo.

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Titolo: Le Vie dei Canti

Autore: Bruce Chatwin

Traduttore: Silvia Gariglio

Edizione: Gli Adelphi, 1995