“Perché?” [Salam, maman]

L’infanzia è uno spazio di scoperte continue e sconvolgenti, e al piccolo Alí non basta attraversarla da spettatore: lui vuole partecipare e sapere. Nella Teheran di Reza Pahlavi, tra posti di blocco, polizia segreta e roghi di libri proibiti, Alí cerca prima di tutto di capire i fatti fondamentali della vita. Come nascono i bambini? In quale istante esattamente inizia la primavera? E perché Mina è muta? E perché i cugini non si possono sposare tra loro? Per ognuna di queste domande che spesso si perdono nell’allegro caos famigliare, Alí elabora risposte tanto strampalate quanto geniali. Ma poi il fratello maggiore Puyan viene arrestato e da quel momento in casa di Alí comincia a regnare il silenzio. La storia e la politica entrano nel suo piccolo universo spezzando l’incanto innocente dei primi anni, ma non del tutto l’ironia dello sguardo di Alí, che continua a registrare e trasfigurare gli eventi: Teheran che scivola rapidamente verso la Rivoluzione khomeinista e, dopo il grande sogno, da una dittatura all’altra.

Hamid Ziarati racconta una storia antica e attuale, locale e universale: il germogliare di un’identità, il radicarsi negli affetti e nei luoghi, lo sradicamento e l’esilio.

Continuo il mio viaggio in Medio Oriente, e dopo la Palestina di “Ogni mattina a Jenin”, appodo in Iran, prima della rivoluzione.

Dalla voce di uno dei protagonisti, Alì, veniamo trascinati nella quotidianità di una famiglia di Teheran, nel giorno dei festeggiamenti del capodanno: i preparativi, il rapporto tra fratelli, tutti i piccoli sforzi di una madre, donna forte, indipendente, che porta avanti la famiglia, e di un padre, uomo lavoratore e umile che si rimette docile alla forza della moglie.

Una famiglia come tante, con le sue abitudini, i suoi affetti, i suoi problemi.

Una famiglia su cui crolla il peso dell’Iran e della sua politica interna ed estera, una famiglia che ne viene travolta ma che alza la testa e reagisce a modo suo.

Non voglio svelare troppo della trama, voglio solo parlare della bellezza di questo romanzo e della bravura dell’autore. Iraniano di nascita, Hamid Ziarati ha studiato in Italia e ha scritto in un italiano, corretto e fluido, questa storia difficile. Una storia che non è semplice capire per un’occidentale come me. Una storia in parte autobiografica, credo, o comunque vissuta sulla propria pelle.

Sfogliando e leggendo, pagina dopo pagina questa storia, affiora sempre più prepotente il pensiero di quanto l’uomo possa essere perfido con i suoi simili, di quanto creda che la sua verità sia l’unica possibile, come se null’altro possa esistere oltre sé stesso.

Quanto della “storia” non conosco… in quante parti del mondo si è consumata e si consuma una guerra ideologica combattuta con forza, e che versa sangue?

E davvero quel sangue serve a qualcosa?

La fine del libro è inattesa.

Ho chiuso forte gli occhi. Poi li ho riaperti di colpo.

Mi aspettavo di continuare, ma è l’ultima pagina, l’ultima frase. E in fondo, contiene il senso del libro, il senso di una vita.

Occhi aperti, sempre.

Non per guardare il macabro e l’orrore, ma per cercare di fermarlo.

Perché? Perché è l’unica speranza.

4 stelle e mezzo. Meritatissime.

Titolo: Salam, maman

Autore: Hamid Ziarati

Edizione: Einaudi 2010, formato kindle

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