Fate a New York [Martin Millar]

Frequentare gruppi di lettori sui social network può diventare pericoloso: liste di libri da leggere che si allungano all’infinito.

Però… A volte puoi anche scoprire libri di cui altrimenti non avresti mai sospettato l’esistenza.

Fate a New York è uno di questi.

Rientra nei fantasy, nella sotto categoria degli urban fantasy, e racconta la storia di un gruppo di fate, irlandesi e scozzesi, che finiscono, per errore a New York.

Due di loro, Morag e Heather, a casa di un violinista scarso, grasso e con poca intelligenza.

Un altro piccolo gruppo, a Central Park, in mezzo agli scoiattoli.

Sono fate un po’ sui generis, e come tali, calate in un mondo moderno come quello di New York, tendono a essere confusionarie, litigiose e attaccabrighe, ma anche tanto buone e con la voglia di far del bene.

Ma si sa, la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni, e Morag e Heather finiscono con lo scatenare una guerriglia urbana tra le fate di Harlem, quelle di Chinatown e quelle di Little Italy. E insieme alle altre fate si portano dietro un conflitto scozzese che è più grande di loro.

Tra melodie scozzesi suonate al violino, oggetti dal potere mistico, calendari celtici e fiori, le storie si intrecciano inesorabilmente: quelle umane e quelle delle fate.

Gli ingredienti ci sono tutti: fate, uomini meschini, donne coraggiose, guerra e amore in ogni salsa.
La scrittura è confusionaria, e rende difficile entrare nella storia. Ma una volta che ci sei dentro, non riesci più a lasciarla andare.
Avrei dato 3 stelle (e valutato 3 e mezzo), ma dopo una serie di letture disastrose, merita una mezza stella in più.

Occhio alle fate scozzesi. Vi vomitano sul tappeto e pensano anche che per voi abbia un odore celestiale.

Ah, le fate sono fate anche se maschi. Non so se sia la traduzione, ma credo di no.

E questo tende a generare un po’ di confusione.

Morag e Heather, due fatine punk scozzesi, si ritrovano catapultate a NewYork, nell’appartamento di Dinnie, il peggior violinista del mondo. Rinnegate dalla propria madre patria per il loro rifiuto dei dogmi dell’essere fata e per aver tentato di sovvertire l’ordine del mondo delle fate suonando i riff dei Ramones sulle loro arpe, non vedono l’ora di godersi la loro ritrovata libertà. Ma il piano si rivela più difficile di quanto sembra e le due intruse sono presto costrette a scappare dalle gang di fate italiane, cinesi e nere che bazzicano dalle parti di Central Park. L’autore riesce a tessere una tela che collega storie diverse, mescolando l’umorismo a una personalissima e tagliente critica sociale.

Titolo: Fate a New York

Autore: Martin Millar

Traduttore: Lucia Olivieri

Edizione: Lain Editore, 2004

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