Tranquillo. Ora siamo d’inverno. La mafia uccide solo d’estate

Chi non sa cos’era Palermo tra gli anni 60 e gli anni 90?

Chi non lo sa, chi fa finta di non ricordarlo, chi dice “non è affar mio”, dovrebbe guardare La Mafia Uccide Solo D’Estate, di Pif, Pierfrancesco Diliberto, che con la sua voce cantilenante racconta… una storia d’amore.

Sì, prima di tutto La Mafia Uccide Solo D’Estate è un film d’amore, racconta l’amore lungo, lunghissimo, infinito di Arturo per Flora. E sullo “sfondo” la Palermo delle stragi, la Palermo “di Riina” che non guardava ad Amici o nemici, che doveva far sentire il suo peso.

La Mafia Uccide Solo D’Estate è un ritratto, leggero e crudelmente veritiero, tracciato a tinte accese e colorate, di quella lotta, quella vera, quella costata sangue a tutti gli uomini e le donne che ci hanno dedicato la vita, che, per la coerenza delle loro idee di giustizia hanno pagato con il massimo sacrificio possibile.

Mi piace Pif, mi piaceva prima, con la sua trasmissione Il Testimone, ma ancora di più mi piace ora. Geniale negli intrecci, mai sguaiato, mai a sproposito, misurato con garbo e con la giusta dose di spensieratezza.

La storia d’amore non prevale mai sul resto, la mafia non sovrasta lo spettatore rendendolo impotente. Si può sempre far qualcosa. E allo stesso tempo, dietro le iris con la ricotta al forno, Arturo diventa grande, scopre un mondo, rompe il suo schema infantile degli “eroi”, valutando meglio le persone.

L’onorevole Andreotti dice che l’emergenza criminalità è in Campania e in Calabria. Generale, ha forse sbagliato regione? [al generale Dalla Chiesa]

Dietro un disegno fatto col gesso, scopre l’impotenza davanti alla violenza cieca.

Un sogno, quello di fare il giornalista, che nasce per caso. Un amore, quello per la verità, che non supera quello per Flora.

Un film bello, veramente bello, delicato e leggero. Ma profondo. Come la libertà, quella vera, quella data dalla verità portata avanti con coraggio.

Complimenti Pierfrancesco, per la bellezza delle idee, e per la tua coerenza.

E grazie.

Quando sono diventato padre ho capito due cose: la prima che avrei dovuto difendere mio figlio dalla malvagità del mondo. La seconda che avrei dovuto insegnargli a distinguerla.

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