L’arte di partire

La prima volta che ho visto Milano c’era il sole.

La seconda anche.

Ma l’impressione è sempre quella. Qualcosa di enorme, qualcosa che fagocita un piccolo essere umano perché ci sono cose più importanti.

Cosa poi ci sia di più importante non saprei. Ma io sono una che sulle prime sensazioni ci ha basato tutta la vita. E le sensazioni sulle città sono ancora più marcate.

E ieri, mentre facevo quel “lungo” viaggio sulla tangenziale intasata (gli esperti mi hanno detto che quella tangenziale è sempre intasata) per spostarmi da Linate a Malpensa, pensavo ad altri viaggi, quelli non intrapresi per “visite di piacere”, quelli di chi emigra, oggi come trenta o quaranta anni fa. E si può ben parlare di mondo globalizzato, ma le differenze ci sono eccome.

Chi viene da piccoli paesi del sud, tipo il mio, cosa avrà pensato, cosa pensa di una città per cui nulla è importante se non l’economia (nel senso più ampio del termine)? Una città che costruisce palazzi mastodontici per la paura di sentirsi soli, e poi lascia solo chiunque, ad affrontare una solitudine più pesante?

Che poi uno penserebbe che non mi piace. Il che è anche vero, perché mi mette angoscia, e tra le città “grandi” preferisco Roma, che è frenetica, che è ingarbugliata, che ha tanti problemi, ma che è meno “fagocitante”.

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