Prima o poi siamo tutte Serena Frome. Con meno fortuna, forse. [Miele]

Esistono scrittori che sanno costruire una trama perfetta e poi scivolano sul finale.

Esistono scrittori che narrano in prima persona e non riescono a cogliere alcune sfumature.

Il McEwan di Miele non è né uno né l’altro.

Miele è un romanzo lento nel suo inizio, ingarbugliato e “strano”. Una spy story in cui non vedi la componente spy fino a che non entri bene nella testa della voce narrante, Serena Frome (“fa rima con plume“): ragazza carina, bionda, alta e tremendamente “sfortunata”, una di quelle che si trovano la vita scelta da altri, che si trova a dover fare scelte solo perché così deve andare.

Serena, che nei suoi amori è sfortunata quanto buona parte delle donne di tutto il mondo, viene assunta nell’Intelligence inglese del dopoguerra, come segretaria soprattutto, fino a quando non entra a far parte del progetto “Miele”.

Ci viene costretta, ci viene tirata dentro quasi a forza, e poi…

Ma no, non si può svelare nulla di un romanzo così. Un romanzo costruito come una matrioska russa, bambola dentro bambola, fino alla fine, l’ultima parola, quella che ti fa esclamare: “McEwan sei un gran genio, bastardo ma genio”

Perché le ultime cento pagine le divori, sai che l’epilogo è vicino, e sei pronto a tutto, o quasi. Un po’ come Serena.

E alla fine ti accorgi di averlo letto male. Possibile che sia così? Davvero Serena è la voce narrante? Davvero siamo entrati nella sua testa?

Sì, prima o poi siamo tutte Serena Frome.

Le mie esigenze erano elementari. Non badavo granché a tematiche o felicità di stile, e saltavo le descrizioni minute di tempo atmosferico, paesaggi e interni. Volevo personaggi in cui potessi credere, e volevo provare curiosità per ciò che avrebbero vissuto. In genere prediligevo quando la gente si innamorava e disamorava, ma nemmeno disdegnavo che si cimentasse con altro. Per quanto triviale, mi piaceva che prima della fine qualcuno dicesse «Sposami». I romanzi senza personaggi femminili erano un deserto privo di vita. Per Conrad non avevo alcuna considerazione, come per gran parte dei racconti di Kipling e Hemingway. Né mi impressionava la reputazione. Leggevo qualunque cosa mi capitasse a tiro. Romanzi a sensazione, alta letteratura e tutto ciò che stava nel mezzo: a ognuno riservavo lo stesso rude trattamento.

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La prima voce narrante femminile di McEwan dall’epoca di Espiazione, Serena Frome, è una figlia degli anni Sessanta senza slogan né rivoluzioni, una figlia borghese cresciuta dal padre vescovo entro i confini protetti di una cattedrale, lontana dalle inquietudini politiche e sociali che sferzano la Gran Bretagna dei primi anni Settanta. La sua iniziazione al mondo si compie attraverso un amante maturo, docente di storia e amico personale del ministro dell’Interno, che a Serena insegna ad accostare il giusto vino al giusto cibo e a contemperare la baldanzosa lettura di Solzenicyn con quella approfondita di Churchill, e che, prima di sparire misteriosamente dalla sua vita, le spezza il cuore e le regala un mestiere: un incarico all’MI5.

Che cosa possono volere ai piani alti della prestigiosa agenzia d’intelligence britannica da una bionda ragazza di buona famiglia con una mediocre preparazione matematica faticosamente rimediata a Cambridge e una prodigiosa, ancorché superficiale, rapidità di lettura? Farne una pedina nella cosiddetta “guerra fredda culturale”: Serena parteciperà all’operazione “Miele”, con la quale l’agenzia intende finanziare occultamente scrittori ritenuti affini alla causa dell’Occidente trasformandoli in inconsapevoli agenti della propaganda anticomunista. Il candidato ideale è individuato in Tom Haley, promettente autore di alcuni apprezzati racconti e di qualche articolo critico nei confronti del blocco sovietico. Serena s’immerge nel suo mondo: l’amore per Spenser e la grande letteratura, l’impianto narrativo dei suoi scritti, la forza espressiva. Dei suoi racconti s’innamora subito, dell’uomo poco dopo. E per lei cominciano i guai: a quante menzogne può reggere un amore? Come travestirsi di fronte al sentimento che più di ogni altro denuda? Quanto a lungo i servizi segreti più efficienti d’Europa tollereranno un simile groviglio? E quando la Storia bussa e spinge tutto intorno, poi, come proteggere i confini del proprio piccolo mondo fittizio?

Titolo: Miele

Autore: Ian McEwan 

Traduttore: Maurizia Balmelli

Edizione: Einaudi, Supercoralli, 2012, Paperback

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