Tra lavoro e programmi tv, racconti e romanzi.

Da qualche anno a questa parte, la mia “felice” condizione di disoccupata part time, mi rende particolarmente impegnata nei mesi appena precedenti all’estate. Aprile e maggio, e parte di giugno, sono completamente assorbiti dalla compilazione delle dichiarazioni dei redditi.

Lavoro frustrante e a volte divertente, lavoro pesante e concentrato in pochissimo tempo, lavoro che mi sottrae forze, energie e concentrazione da dedicare ai libri.

Alla fine qualcosa son riuscita a leggerla, ora.

L’elogio della Follia, di Erasmo da Rotterdam, una raccolta di racconti di John Fante e una raccolta di racconti di Virginia Woolf.

Perché l’elogio della Follia? Perché il sole 24 ore, che non tratta solo di economia, ha deciso queste uscite settimanali, a 50centesimi più il costo del quotidiano, degli Indispensabili. Una serie di saggi (qui  il piano dell’opera) che sono effettivamente indispensabili, da tenere in una libreria ma anche da leggere. Un po’ perché sono la storia della filosofia e la storia dell’uomo stesso, un po’ perché i classici non sono solo i romanzi.

Ci ho messo tre settimane, con un po’ di tentennamenti, ma la Follia si racconta così bene in questo saggio che non annoia. Semmai è un po’ datato come elogio, anche se rimane estremamente attuale.

“Osservate come è stata previdente la natura, madre e artefice del genere umano, tanto da aver avuto cura di spargere ovunque un pizzico di follia.”

Poi son passata a Fante. Per due ragioni in particolare, la prima è che ho scoperto, su quel canale meraviglioso che è Sky Arte, un programma chiamato Bookshow, in cui protagonisti dello spettacolo (a vario titolo, cantanti, attori) raccontano una città, la loro città d’origine (di solito) e i libri che hanno segnato il loro percorso artistico ma umano soprattutto. E ho sentito parlare di Fante. Mea culpa, avrei dovuto conoscerlo, ma sugli autori contemporanei sono un po’ scarsa, e cerco di porvi rimedio. E qui veniamo al secondo motivo per cui l’ho scelto, e a quell’iniziativa bellissima de il sole 24 ore (sì, sempre loro) dei “Racconti d’Autore”, ormai vecchia di tre anni (qui e qui il piano dell’opera), scorrendo tra quei libricini, ho trovato i racconti di Fante. E sì, l’ho scelto.

E mi è piaciuto. Al punto che… quando avrò finito i miei millemila libri in attesa prenderò uno dei suoi romanzi, per iniziare.

Inizio da Chiedi alla Polvere o da La Confraternita dell’Uva?

Terzo libro, la Woolf. E da questi racconti ho avuto la conferma. La Woolf e io non abbiamo la scintilla giusta. Non scatta qualcosa che me la faccia amare, pur trovandola “piacevole” da leggere. Niente, io e lei non abbiamo trovato il nostro punto d’incontro.

Ora, sono pronta a rituffarmi nei romanzi, e ho scelto L’Arte di ascoltare i battiti del Cuore, un libro che mi è stato regalato da una persona a cui voglio molto bene, e che dal titolo e dalle prime 20 pagine sembra confermare l’idea che sia uno di quei libri che tracciano qualcosa dentro il lettore. Ma aspetto la fine per pronunciarmi.

Bentornata, frenesia del lettore.

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