È proibito piangere senza imparare, svegliarti la mattina senza sapere che fare, avere paura dei tuoi ricordi.

Ci sono ricordi che ti fanno sorridere.

Racconti di un passato remoto che ti portano le ventate di tenerezza di cui hai bisogno.

Pezzi di persone che non hai conosciuto, ma si riflettono nelle persone a cui vuoi bene, ne fanno una parte imprescindibile.

E poi ci sono ricordi amari, pericolosi come zucchero a velo nella gola, come respirare il talco.

Ricordi che ti fanno rischiare di non sentire più, di farti sanguinare fino a che non c’è più nulla nelle tue vene.

Cose passate che son talmente forti nel tuo presente da chiuderti ogni possibilità di futuro.

E poi la domanda, quella domanda che la tua coscienza ti impone, quella che ti sveglia la notte.

“Posso davvero fare qualcosa?”

Sì, puoi. Puoi ribellarti al fatto che quei ricordi ti facciano così male. Puoi considerarle cose passate, cose che hanno fatto in modo che tu sia quella che sei ora.

Eccheccavolo!, non sei certo la peggiore delle creature esistenti.

Puoi impedirti di diventare parte di quel passato, di essere un pessimo ricordo per qualcun altro.

 


il titolo è una citazione di Pablo Neruda,
poeta del ricordo, dell’oblio e dell’amore, meno che puro, ma quale amore può esserlo
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