Il Seggio Vacante

Sì, sono in ritardo. Ne avevo cominciato a parlare qui ma poi ho dovuto lasciarlo perché sono stata presa da così tante cose che non riuscivo a leggerlo, e volevo dedicarci la giusta attenzione.

Ora che l’ho chiuso posso finalmente dire che è un bellissimo libro.

La Row sa parlare delle miserie e delle storture umane, lo faceva già in HP, ma lì avevamo Hogwarts, avevamo Silente, avevamo la magia che ci distraeva da quella che era effettivamente la squallida situazione di Harry per 11 anni.

Qui non c’è un filtro tra quello che leggi e la realtà. In un certo senso è liberatorio e preoccupante allo stesso tempo.

Liberatorio venire a scoprire che tutte le tue miserie si riflettono in qualcun altro. Sì, è vero che dovremmo vederlo nella vita di tutti i giorni, ma molto spesso la gente si nasconde dietro uno specchio, si entra quasi in competizione per mostrare a tutti che la nostra vita è perfetta, che no, noi non siamo così meschini.

Ma è preoccupante, perché neanche a metà libro io avevo già trovato i corrispettivi nel mio mondo delle persone di cui si racconta.

Pagford è il paese in cui vivo, la corsa al seggio rimasto vacante dalla morte improvvisa di quello che risulta essere il vero protagonista del romanzo è la corsa al potere che si scatena in ogni piccola cosa. Io… io non so chi sono. Forse sono un miscuglio di tutti, nei lati positivi e nei lati negativi.

Lati negativi: forse è un po’ lungo. Non che mi spaventi la grandezza dei tomi da leggere, ma in alcuni tratti è lento.

Lati positivi: tutto il resto. L’intreccio, la cura nella descrizione quasi casuale di ogni personaggio, il fatto che in un primo momento pensi a un romanzo corale di personaggi staccati tra loro, e poi ti ritrovi a riflettere come la vita di ognuno si intrecci a quella degli altri. Insomma, quello che succede nella vita di tutti i giorni, in cui siamo condizionati e condizioniamo inevitabilmente tutti quelli con cui entriamo in contatto.

Da leggere? Direi di sì, se non si ha alcun problema a riconoscere una scrittrice in ogni parola ma a vedere anche quanto è capace di rendersi indipendente da quello che lei stessa ha creato. E se non abbiamo alcuna paura di rifletterci nel mondo che lei descrive.

Unica pecca? Il prezzo. Veramente troppo, troppo alto.

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