Buon Natale (e tanti auguri)

Sono sempre stata, a parte qualche periodo di dubbio e incertezza, una persona religiosa.

E la messa di mezzanotte, la notte di Natale, per me è sempre stata quell’attimo di pausa e conforto. In fondo, Gesù che nasce è qualcosa che destabilizza dentro e provoca un certo scuotimento interno, ma è anche il momento in cui fare un bel sorriso. Perché nonostante le nostre debolezze, nonostante le mie bassezze e il mio essere una creatura profondamente imperfetta, Lui nasce. E mi ama.

Ecco, quest’anno quella veglia è stata un disastro.

Perché il mio parroco non ha decisamente compreso qual è il suo ruolo in un momento in cui tutto va a rotoli.

Lui è il messaggero scelto, quello chiamato per parlare dell’Amore di Dio.

Ma quella notte non mi ha fatto sentire amata, mi ha fatto sentire depressa, perché mi ha tolto la speranza.

Impariamo a pensare che le nostre parole hanno un peso per gli altri. Impariamo ad accendere il cervello. E a chiudere la bocca, per la maggior parte delle volte in cui pensiamo di aprirla.

La Speranza, quella Vera, non scompare. Brilla come una piccola stella, ha la sua scia luminosa come la cometa sulla nascita di Gesù.

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