The Help

…e visto che ci siete, qualcuno helpi anche me perché sto per prosciugarmi.

Jackson, Mississippi. Inizio degli Anni Sessanta. Skeeter si è appena laureata e il primo impiego che ottiene è presso un giornale locale in cui deve rispondere alla posta delle casalinghe. Le viene però un’idea migliore. Circondata com’è da un razzismo tanto ipocrita quanto esibito e consapevole del fatto che l’educazione dei piccoli, come lo è stata la sua, è nelle mani delle domestiche di colore, decide di raccontare la vita dei bianchi osservata dal punto di vista delle collaboratrici familiari ‘negre’ (come allora venivano dispregiativamente chiamate). Inizialmente trova delle ovvie resistenze ma, in concomitanza con la campagna che una delle ‘ladies’ lancia affinché nelle abitazioni dei bianchi ci sia un gabinetto riservato alle cameriere, qualche bocca inizia ad aprirsi. La prima a parlare è Aibileen seguita poi da Minny. Il libro di Skeeter comincia a prendere forma e, al contempo, a non essere più ‘suo’ ma delle donne che le confidano le umiliazioni patite.

Devo smetterla di guardare film che so che mi faranno piangere.

Certo, con questo sono arrivata ai singhiozzi, ma sorvoliamo.

Un film al femminile, sono le donne ad avere voce, a fare qualcosa per cambiare il modo di girare del mondo. Un film che mostra gli sforzi per cambiare il razzismo dalla parte di chi ne è vittima, solo perché il suo colore della pelle è diverso da chi fa il carnefice.

Un film che ti fa piangere, dicevo, ma che fa pensare. Perché tu sai che racconta cose vere, sei consapevole dell’ipocrisia dei “bianchi”, e sei lì ad arrabbiarti (se sei come me).

Ti arrabbi perché non capisci cosa renda un uomo superiore all’altro. Solo perché ho la pelle bianca? Non faccio proclami politici, non sto a dire che siamo tutti uguali. Ma non perché ci rende diversi il colore della pelle, perché qualcuno purtroppo nasce decerebrato. E rende decerebrati i suoi discendenti.

Altrimenti io non riesco a spiegarmi l’idiozia del bagno separato, dei posti separati sui pullman, dei taxi con la scritta “Taxi urbano per bianchi”.

Ed è un film che ti scava dentro. Ma che ti riempie anche di dolcezza.

Skeeter che affronta questa storia, e Celia, alla quale poco importa cosa sia prescritto dalle “regole” e le scavalca spesso.

Aibeleen, che non sa essere sé stessa, e Minny, che all’esterno fa la dura, ma che è una vittima per due volte.

Donne. Quelle che tutte dovremmo prendere ad esempio.

 

ps: cerco il libro. Perché di lacrime non se ne versano abbastanza. 

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