I pesci non chiudono gli occhi.

Erri de Luca ha quella marcia in più. Ha quel modo di scrivere semplice ma allo stesso tempo ricercato che ti conquista.

E il suo ultimo libro non delude.

La storia di un bambino, non più bambino. A 10 anni non si è più bambini, e si aspetta che il corpo raggiunga la consapevolezza che i pensieri hanno già raggiunto. Ma come si fa ad aspettare un corpo che non si sente più proprio? Bisogna spingere da dentro, come dentro un uovo. O bisogna far rompere il guscio da fuori.

E si scopre l’amore. Quella parola così fastidiosa, “un dolciume obbligatorio per me indifferente alla pasticceria“.

Un bambino non comprende quella parola, è l’odio il più comprensibile, perché è quello che fa scoppiare liti, ed è il più visibile.

In realtà, è la prima volta che leggo un libro che racconta sì un’evoluzione, ma concentrata in pochissimo tempo e in soli due episodi.

Uno di quei libri da divorare e rileggere. Che ti offrono “frasi sismiche“.

Come ad esempio: Ci vuole strafottenza quando si sente sparlare“.

La mia nuova filosofia di vita. 

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